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Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

#11301 Risposta

Matteo

Ciao 🙂

Vi racconto dell’esperienza di oggi perché ritengo possa essere interessante in futuro per qualcun altro che si troverà ad aggiungere buchi ad un lobo già forato.

Sperando che prima o poi mi legga, vorrei ringraziare ancora una volta Teresa perché oggi pomeriggio ho messo in pratica un altra ideuzza assai brillante che mi è tornata in mente ripensando ad una sua spiegazione di qualche tempo fa (22 gennaio) in cui spiegava che lei preferisce lasciare alcuni minuti gli aghi inseriti nei lobi appena forati prima di sostituirli col primo orecchino per avere conferma, anche visiva, della giusta angolatura dei fori (la “prova del nove” sarà poi quando la persona a cui sono stati fatti i buchi metterà orecchini a cerchio che non devono assumere angoli differenti e casuali, come purtroppo spesso si vede in giro).

Come ho già scritto io pongo molta attenzione all’angolo con cui inserisco l’ago ma preferisco infilare subito l’orecchino, in una soluzione unica. Tuttavia oggi mi si è presentato un caso un po’ diverso di cui avevo già accennato qualche tempo fa: Milena, un’amica della mia ragazza Antonella, mi aveva chiesto di farle un secondo forellino anche al lobo destro per pareggiare i doppi buchi che aveva già al sinistro. L’idea le è venuta vedendo proprio i lobi di Antonella a cui ho fatto un secondo foro simmetricamente su entrambi i lobi e che lei usa talvolta in modo simmetrico (una perla, un pendente, un cerchietto oppure una monachella al primo foro e il brillantino sul secondo) oppure in modo asimmetrico (ad esempio due cerchietti su un lobo, due brillantini sull’altro) con effetto anche a mio parere molto grazioso.

Dunque oggi si trattava di intervenire aggiungendo un buco ad una situazione preesistente, valorizzando al meglio il tutto. Pensando a Teresa ho fatto togliere i tre orecchini alla mia “paziente” Milena e le ho infilato altrettanti aghi nei suoi tre buchi vecchi e fatti a suo tempo in gioielleria. Questo mi ha permesso di valutarne le angolature (constatando che erano stati eseguiti correttamente, col secondo foro leggermente “ad allargare” rispetto al primo, seguendo la perpendicolarità naturale della forma del lobo) e di inserire l’ago per il nuovo foro non solo nel punto corrispondente a quello sull’altro lobo, ma anche con il medesimo angolo!

Questo è un tipico caso in cui la “vecchia scuola dell’ago” (per usare le parole di Gina) è impareggiabile perché permette alla persona che esegue il foro una precisione impensabile con qualsiasi altro metodo ma necessaria per ottenere un risultato finale davvero soddisfacente!

Vorrei qui evidenziare una cosa molto importante: tutto questo discorso sulle angolature (sempre molto importante ma ancor più se si effettuano più fori sullo stesso lobo) è valido se la consistenza del lembo di carne che si va a forare è quella naturale, quindi non alterata dall’irrigidimento che causerebbe l’applicazione preventiva del ghiaccio per anestetizzare la parte. Per questo motivo sia Teresa che io preferiamo forare “a crudo”, anche se risulta leggermente più doloroso. Ma sopportare per qualche breve attimo val bene l’accuratezza di un risultato estetico da godere per tutta la vita! 😉

Milena comunque non si è lamentata del dolore. Ha confermato (come già a suo tempo Antonella) che la sensazione della foratura è molto diversa, ma non peggiore, di quella che si prova con la pistola del gioielliere.
E comunque era veramente molto felice del risultato, che per me è sempre la più bella soddisfazione.
🙂 🙂 🙂

Un ringraziamento a Teresa e arrivederci!