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Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

#11314 Risposta

Matteo

Ciao Gina 🙂

Oggi ho pensato di far leggere a mia madre (che, diciamo così, non è molto internettiana) le nostre conversazioni su questa pagina. Lei alla fine mi ha detto di essere orgogliosa di me (grazie ai complimenti ricevuti a da Teresa e da te, che per me significano molto come incoraggiamento anche per la professione per cui sto studiando) e… di essere sempre più orgogliosa di essere potuta tornare a mettersi gli orecchini… potendoli inserire proprio nei buchi che le ho fatto io!
Sono cose che fanno un gran piacere 🙂

E pensare che quando mi chiese se potevo rifarle i buchi, a parte la sorpresa per una richiesta che mi parve decisamente stramba, accettai volentieri perché, in occasione del loro 25° anniversario di nozze, mi sembrava carino il suo desiderio di potersi nuovamente mettere le perle che le aveva regalato papà tanti anni prima. Però mi concentrai inizialmente (per scrupolo) solo sugli aspetti tecnico-medicali della faccenda, trovando le info più utili… su questa pagina, ovvio! 😉

Parliamo di un anno fa. In quel momento, accettando quella bizzarra richiesta, ho riflettuto per la prima volta su quanto fosse bizzarro il fatto stesso che un gioiello, un ornamento tanto tradizionale e consueto come gli orecchini, implicasse necessariamente considerazioni di carattere medicale. Non che sia necessario un medico per praticare fori nei lobi, ma il desiderio di poter indossare gli orecchini implica la decisione di sottoporsi ad una piccola “modifica” atta ad accogliere il gioiello attraverso una parte viva del corpo: un intervento piccolo e (con le dovute precauzioni) tutto sommato assai semplice, ma pur sempre cruento, invasivo, un pochino doloroso e (almeno nelle intenzioni) definitivo.
Bizzarro no? Un gioiello tanto radicato nella tradizione, specie femminile, non fa nulla per adattarsi al corpo ma richiede di “adattare medicalmene” il corpo per poterlo indossare.

Un anno fa non avevo ancora capito che quanto a me appariva bizzarro è parte integrante del fascino assolutamente particolare di questo gioiello che richiede una decisione consapevole da parte della persona che desidera poterlo indossare e fa della foratura dei lobi una specie di “rito d’iniziazione” che per ciascuna persona si carica di significati emozionali e motivazionali densi e speciali. Non una visita dal dentista o un prelievo del sangue ma un momento bello e importante, da ricordare.

Ma questo non l’ho tanto afferrato dopo aver bucato i lobi a mia madre (come si dice, ogni scarrafone…) ma quando ho capito, facendo i buchi ad altre persone che me lo hanno chiesto successivamente, che ogni volta si ricrea quella bellissima “fulminea connessione emotiva tra chi li fa e chi li riceve”. Ogni volta l’età, la storia, le motivazioni della persona sono diversi, ma magicamente l’intensità delle sensazioni è sempre quella.
E quanta emozione! 🙂

Credo sia anche per questo che ovunque nel mondo l’antichissima tradizione degli orecchini continua a trasmettersi di madre in figlia attraverso le generazioni. A parte un affievolimento (anche mia madre lo conferma, c’è stata anche la moda degli orecchini “a clips”) nei primi decenni del dopoguerra in cui le donne cessarono per qualche tempo di farsi forare i lobi… ma fu solo una breve parentesi nella storia. E meno male, perché sarebbe stato un peccato 😉

Questo mi sentivo di dover scrivere e di comunicare a chi si accinge per la prima volta a forare i lobi o a farseli forare e che leggerà. E’ anche un modo per celebrare un anno di buchetti fatti ai lobi di persone care, parenti e amiche (con cui si crea e resta un legame di maggior complicità), un anno in cui ho imparato ad amare gli orecchini, che abbelliscono il viso delle fanciulle d’ogni età.

E dunque… viva le mamme e viva gli orecchini! 🙂

Un carissimo saluto (anche da mia mamma) a Gina e a tutti quelli che passano di qua a leggere, imparare e raccontare le loro esperienze 😉