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Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

#11347 Risposta

Matteo

Teresa, Carla, che piacere leggervi carissime. E che bella la storia della vostra lunghissima amicizia. Ha ragione Gina, siete davvero “una gran bella squadra” animata da sentimenti profondi e autentici.

Per la mia esperienza diretta posso testimoniare che bucare le orecchie alla propria mamma (e anche alla propria fidanzata) è davvero speciale. Non oso immaginare cosa sia fare i buchi a una propria figlia… 😉
Quando ho fatto i buchi a mia mamma poi era la primissima volta che mi avventuravo nell’operazione, non l’avevo mai vista fare, non avevo nessuno più esperto che supervizionava il mio lavoro, non avevo idea della sensazione che ricevi quando l’ago trafigge ogni strato del lobo (che è tutt’altra cosa dal fare iniezioni o inserire una flebo) e ho trovato questa pagina cercando informazioni… perché mia mamma si fidava proprio di me, me lo aveva chiesto e non la volevo deludere.
Sono sicuro che non avendo ancora idea della “consistenza” di un lobo (devi forarlo con un movimento sicuro e deciso per rendere la cosa meno cruenta possibile) mia madre sia la persona a cui ho fatto più male con l’intenzione di essere “delicato”: ma lei era così felice del risultato e orgogliosa di me da essere talmente persuasiva che altre persone (a cominciare dalla mia ragazza Antonella) hanno scelto di farsi bucare i lobi da me 🙂

Teresa e Carla, i vostri racconti sono anche un bellissimo spaccato di costume. Personalmente mi sono convinto che la (bella) tradizione di forare i lobi per gli orecchini abbia avuto un periodo di “stanca” (anche mia madre lo conferma) tra il dopoguerra e gli anni ’70 perché alla fine fare i buchi era diventato un obbligo e non più una scelta. Quando grazie all’emancipazione femminile non è più stato un obbligo, le ragazze (di ogni età) sono tornate a “scegliere” di farsi bucare i lobi, e infatti il “rito della foratura” è una esperienza bella ed emozionante se la persona (presto o tardi, non importa) sceglie di viverla consapevolmente e ne sente il desiderio.

Teresa, dato che sono convinto tu sia una bravissima insegnante (da te ho appreso utili “trucchi del mestiere”) come Gina anche io ti auguro prima o poi di trovare una brava allieva (o allievo) a cui tramandare la bellissima tradizione dell’ago: anche io non conosco una persona che non ne abbia un bel ricordo e anche con una semplice conoscente, dopo che tu le hai fatto i buchi, si crea un rapporto speciale di complicità.

Abbraccio con affetto Teresa e Carla… ma anche Marida e Stella (in bocca al lupo per le attività del gruppo folk!)… e ovviamente un abbraccio anche a Gina… a presto! 😉