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Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

#11516 Risposta

Matteo

Ciao Gina e ciao a tutti 🙂

Come da tempo promesso vi copiaincollo qui sotto l’esperienza con orecchini e buchi della mia Antonella, secondo me interessante anche perché ha sperimentato su di sé sia la pistola che l’ago. Avevo file originale sul pc portatile che ho distrutto nell’incidente con la moto. Nel frattempo però Antonella l’ha ancora corretto e aggiornato. Vi lascio quindi al suo scritto:

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Ciao, mi chiamo Antonella e come chiesto dal mio fidanzato Matteo vi scrivo la mia esperienza con gli orecchini e i buchi ai lobi delle orecchie. Più che un’esperienza si tratta di una storia d’amore perché degli orecchini sono stata innamorata fin da quando riesco a ricordarmi da bimba e anche perché, come racconterò, i desiderati secondi buchi me li ha materialmente fatti con l’ago proprio Matteo, il mio amore!
A questo proposito ci tengo a ringraziare particolarmente Gina che ha inventato questa pagina così ricca di informazioni e di esperienze dove proprio due anni fa Matteo, cercando informazioni sul web, ha trovato un punto di riferimento per soddisfare la richiesta che gli fece sua mamma e che a lui in principio sembrò una stranezza: rifarle i buchi ai lobi (che si erano chiusi per prolungato inutilizzo) per riuscire a mettersi di nuovo, in occasione dl 25° anniversario di nozze, gli orecchini di perla che anni prima le aveva regalato il marito. Lei si fidava della mano di Matteo che già faceva le iniezioni a tutta la famiglia. Ma fare i buchi alle orecchie è altra cosa. Per fortuna Matteo, anche grazie a wx1.org e Gina, prese coraggio per effettuare quei buchi a sua mamma come regalo per l’anniversario, restando stupito di quanto la rese felice e orgogliosa.
Quando me lo raccontò a me non sembrò vero: Matteo non immaginava quanto fosse profondo fosse il mio amore per gli orecchini… semplicemente perché non era mai stato un argomento di conversazione tra noi, anche se ci conosciamo fin dai tempi del liceo. Eppure ricordo che già da piccolissima ammiravo gli orecchini luccicare ai lobi di mia mamma e soprattutto la osservavo estasiata quando la mattina, dopo essersi truccata, sceglieva gli orecchini da mettere (un “rito” a cui volevo partecipare con la mia opinione!) e, con un gesto sicuro, li infilava poi nei lobi forati. Un gesto “magico” che a me era precluso. La ammiravo, di tanto in tanto mi facevo raccontare per l’ennesima volta di quando si era fatta bucare le orecchie, una decisione che mia madre prese già adulta e sposata negli anni ’80 (era già nata mia sorella) e lei mi rassicurava che da grande, se l’avessi desiderato, avrei potuto andare anch’io a farmi fare quei magici buchini anche se credevo che io non ne avrei mai avuto il coraggio (ero una bimbetta molto fifona). La mamma aveva conservato in una scatola i suoi vecchi orecchini a clip, quelli che usava quando non aveva ancora i fori per le occasioni speciali (erano tanto fastidiosi che non potevi pensare di metterli quotidianamente) e spesso mi ci faceva giocare. Quelli potevo mettermeli, ma certo non era la stessa cosa, mi sembravano orecchini-giocattolo!
Gli orecchini sono il mio accessorio preferito e da sempre una cosa che noto nelle persone che incontro. Mi lasciano indifferenti sui maschi ma trovo che siano capaci di dare luce, dolcezza e carattere a qualunque viso femminile. Un gioiello che noti subito perché fa da contraltare allo sguardo della persona. Secondo me la scelta degli orecchini dice molto di una donna.
La prima volta in cui mi fu proposto di fare i buchi avevo solo 6 anni. Mia sorella, già liceale, aveva chiesto alla mamma di essere accompagnata a bucare le orecchie e la mamma, ben conoscendo il mio amore per gli orecchini, mi domandò se lo desideravo anch’io, pronta ad accontentarmi. Alla sola idea mi batteva forte il cuore per l’emozione ma non me la sentivo. Decisi di accompagnare mia sorella per osservare il procedimento ma la vista (e il rumore) della pistola foralobi mi spaventarono. Ho ammirato il coraggio di mia sorella pensando che, purtroppo, non ne sarei mai stata capace. Lei era felice con quei cosini luccicanti sui lobi appena forati e così arrossati, la mamma era orgogliosa di lei ma io proprio non mi sentivo pronta ad affrontare quel “supplizio” anche se immaginavo quanto ti senti favolosa dopo avercela fatta!
Sono passati quattro lunghissimi anni e nel frattempo alcune tra le mie compagne di scuola si erano già sottoposte al rituale dei buchi prima che, a mia volta, trovassi in me la forza di chiedere a mia mamma di accompagnarmi a forare i lobi. Cosa che lei fece volentieri, scegliendo la stessa gioielleria in cui erano già stati bucati quelli di mia sorella e, qualche anno prima, anche i suoi. Avevo 10 anni e ricordo minuziosamente ogni istante e ogni dettaglio di quel giorno. Il cuore mi batteva fortissimo mentre la commessa preparava l’occorrente, l’odore del disinfettante, il punto di foratura segnato con un pennarello sui lobi prima di ricevere l’approvazione di mia mamma. E infine il lobo stretto dalla pistola, quel sonoro e secco “clack!”, un dolore intenso ma rapido, i lobi caldi caldi e come se pulsassero. La mamma era orgogliosa di me perché sapeva quanto lo desideravo ma anche quanta era la paura che ero riuscita a vincere. Io ero al settimo cielo e quanto stupore ammirandomi per la prima volta allo specchio! Che meraviglia! Non era stato così terribile come l’avevo sempre immaginato, ne valeva la pena! Non vedevo l’ora di mostrare gli orecchini anche al papà e di ricevere le sue coccole, puntualmente arrivate.
Purtroppo non sono stata altrettanto fortunata di mia mamma e di mia sorella, pur avendo scelto la stessa gioielleria. Dopo pochi giorni gli orecchini usati per la foratura mi hanno scatenato una reazione allergica che mia mamma, con prontezza, ha saputo fronteggiare con una pomatina antibiotica e con l’immediata sostituzione degli orecchini di foratura con un paio d’oro. Che dolore! Peggio, molto peggio che nel momento di fare i buchi. Però l’ho affrontato con determinazione perché quei buchi li avevo finalmente conquistati e anche mia mamma sapeva bene quanto ci tenevo a mantenerli!
Ho imparato fin da subito di non potere utilizzare orecchini di bigiotteria. Posso indossare solo orecchini in metallo nobile oppure acciaio davvero di grado chirurgico (ora anche i bijoux biocompatibili che si trovano in alcune farmacie).
Solo la reazione allergica scatenata dagli orecchini che mi avevano “sparato” mi ha trattenuta, più avanti, dal farmi fare un secondo paio di forellini. Amavo il look del doppio foro sui lobi ma, nonostante non fossi più così fifona come ero da piccola, non potevo pensare di rischiare nuovamente una reazione allergica e così ho sempre rinunciato “accontentandomi” dei miei due buchetti classici.
Finché, fulmine a ciel sereno, Matteo mi ha raccontato dei buchi fatti a sua mamma, la quale mi ha poi confermato di persona quanto era soddisfatta del trattamento ricevuto dal figlio, potendo finalmente sfoggiare di nuovo gli orecchini collocati questa volta in un foro perfettamente centrato sul lobo, dato che Matteo aveva scelto di cambiare il punto di foratura rispetto ai buchi originali troppo bassi (che curiosamente erano stati anch’essi eseguiti manualmente con l’ago ma da un’estetista).
Ho subito chiesto a Matteo di farmi i secondi buchi ai lobi spiegandogli perché sono belli (mi ha sempre intrigato la finezza dell’abbinamento tra orecchini piccini e leggeri) e quanto li avevo desiderati. La possibilità di farmeli fare con l’ago inserendo fin da subito orecchini d’oro era troppo allettante, l’idea che ad eseguirli fosse proprio il mio ragazzo rendeva la cosa ancora più bella ed emozionante. Così con Matteo siamo andati a scegliere due piccole palline d’oro a perno, adatti all’operazione che Matteo ha poi eseguito a casa mia, sotto gli occhi apprensivi di mia madre! E’ stato bellissimo. Abbiamo prima studiato con cura il posizionamento (Matteo dice che i secondi buchi sono più difficili dei primi perché vanno spaziati tenendo conto della dimensione degli orecchini che si intende indossare: deve restare una piccola distanziatura dall’orecchino al primo buco, i due orecchini sullo stesso lobo non devono sembrare un unico orecchino più grande). Ricordo lo sguardo amorevole e un po’ apprensivo di Matteo, preoccupato di non farmi sentire troppo dolore. Appunto il dolore: quando racconti che ti sei fatta bucare i lobi con l’ago a mano tutti ti chiedono se fa male o se è più doloroso rispetto alla pistola. Premetto che i primi buchi mi erano stati fatti con la pistola tradizionale a scatto, non col sistema Inverness che dovrebbe risultare più delicato (oltre ai materiali di qualità). Ciò che posso dire con certezza è che, tra i due metodi di foratura che ho provato, la sensazione è totalmente differente, non si può nemmeno paragonare. La pistola è istantanea ma brutale, anche nel rumore secco. Invece l’ago, che in più ha il fascino della tradizione, lo definirei più “naturale” e tutto sommato più gentile come sensazione. Se la persona che lo adopera ha una buona mano l’ago non risulta affatto più sgradevole della pistola come invece molti immaginano. Anzi, lo preferisco senz’altro. Certo non è istantaneo e devi essere preparata a sopportare per qualche secondo prima la puntura e dopo lo scorrimento dell’orecchino. Mentre l’ago fora senti proprio un “crunch-crunch” e un “pop!” quando l’ago ha trapassato anche l’ultimo strato (Matteo mi dice che gli strati del lobo hanno consistenza differente e lo percepisce anche lui spingendo l’ago) ma alla fine non è più doloroso, è solo questione di pazientare qualche attimo in più. Nel dopo-foratura invece le sensazioni (lobi caldi e senso di pulsazione) sono le medesime.
Come ha scritto anche Gina nell’articolo forarsi le orecchie non è mai del tutto indolore a prescindere dal metodo scelto e, sostiene Matteo, è meglio non anestetizzare (nemmeno col ghiaccio) per non modificare la consistenza del lobo rischiando di compromettere l’angolazione di foratura (particolarmente evidente quando si mettono orecchini a cerchio). I buchi sono per la vita e non è il caso di rischiare un risultato imperfetto per attutire il dolore (comunque sopportabile) di pochi secondi.
Entrambe le volte, sia con la pistola che con l’ago, il lobo forato per secondo ha fatto più male del primo. Secondo Matteo è normale perché il rilascio di endorfine è massimo al momento del primo foro e attutisce parecchio la sensazione dolorosa. Affascinante no?
Penso che il doloretto da sopportare (anche se è cosa da poco ed è più l’anticipazione che la cosa in sé) sia parte del fascino del “rito” della foratura dell’orecchio che non è mai un atto banale ma un momento che resta (piacevolmente) fissato nella memoria, per sempre, con la soddisfazione e la meraviglia di quando ti ammiri per la prima volta allo specchio. Sono contenta che Matteo abbia afferrato la magia di questo millenario rituale della femminilità che continua a farci sentire parte di una tradizione ancestrale che si tramanda di madre in figlia. Ed è bello che anche lui se ne senta coinvolto, avendo forato parecchie altre persone dopo sua madre e me. Lui dice che tra la persona che effettua l’operazione e quella che viene forata si stabilisce una complicità speciale, che accomuna per sempre. Ma penso che sia vero se con la persona che ti ha fatto i buchi c’è già un legame affettivo o di amicizia (penso anche all’esperienza di Teresa e delle sue amiche che Matteo mi aveva fatto leggere tempo fa)..
Matteo ha una mano sicura e, nei limiti del possibile, è molto rapido oltre che preciso e scrupoloso. Quel giorno, quando mi ha fatto i secondi buchi, ha impressionato positivamente anche mia mamma (chissà, forse anche contagiata dal mio entusiasmo?) ed inevitabilmente ne abbiamo parlato molto in famiglia, così qualche tempo dopo, quando la mia nipotina (figlia di mia sorella) ha chiesto con convinzione gli orecchini a soli 6 anni, la scelta di Matteo è stata naturale. Questa bimbetta (molto meno fifona di me alla sua età) ha sopportato tutto con grande coraggio e senza un lamento, anzi è la dimostrazione del legame speciale di cui dicevo visto che stravede per Matteo e gli sarà sempre grata per averle fatto quei forellini così desiderati.
Se posso mi piace assistere alla foratura ogni volta che una persona chiede a Matteo di farle i buchi ai lobi. Anche quando si tratta di altri, è sempre bello partecipare alle emozioni di questo momento così ricco di emozione e, alla fine, di stupore, soddisfazione e gioia per chi si ammira per la prima volta con i nuovi orecchini. Anche questo fa degli orecchini un gioiello dal fascino speciale: l’esigenza di forare il lobo non è un problema che va risolto ma un’opportunità di esperienza, emozioni e memoria. Oltre che di tradizione.
Se mi sono dilungata eccessivamente domando scusa e allo stesso tempo, da amante degli orecchini, ringrazio Gina per avere avuto la possibilità di scrivere su un argomento che per me è denso di emozioni e bellissimi ricordi.

P.S.
Sto cercando di convincere Matteo a farmi un buco sulla parte alta dell’orecchio ma fino ad ora invano. Non se la sente di forarmi la cartilagine anche se ha sperimentato con successo l’utilizzo degli aghi cannula che in teoria sarebbero adattissimi anche a questo. Spero di riuscire a convincerlo a usarmi come “cavia”. Mi ha fatto provare a mettere lo Swarovski con la colla da ciglia (letto il suggerimento di Annina) che funziona bene (e che mi sta bene) ma il risultato è stato solo di convincermi ancor più che lì desidero un orecchino vero!!!

Antonella

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Gina, scusami se mi ero perso il tuo commento del 1 marzo (sotto Sheila) in cui mi chiedevi della mia salute. Ti ringrazio e ti aggiorno: sto bene, ho appena fatto le ultime lastre e il prossimo 29 marzo avrò l’intervento per rimuovere viti e placca dalla tibia. Dopo la breve convalescenza questa “avventura” (per certi versi brutta ma che mi ha insegnato molto e mi ha fatto conoscere persone straordinarie) apparterrà al passato 🙂

Un caro saluto e arrivederci 😉