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Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

#11522 Risposta

Matteo

Grazie Gina da parte di Antonella e mia per tutte le cose belle che ci hai scritto 🙂

Ci fa molto piacere che ti sia piaciuto leggere anche la sua esperienza. Questa pagina è bellissima non solo perché si apprendono informazioni utili e precise (fatto più unico che raro sul web per questo argomento) e perché si imparano cose nuove dal punto di vista tecnico, ma anche perché c’è il lato umano. Dopo aver letto le esperienze di Alba e di Teresa ero sicuro che anche Antonella avesse qualcosa di interessante da raccontare 😉
Lei ripete sempre di essere stata una bambina molto fifona. Io non lo credo. In tenera età siamo stati tutti molto fifoni. Io credo che una bambina o una ragazzina decida che è arrivato il momento di farsi bucare i lobi quando il timore della foratura è superato (anche solo di pochissimo) dalla voglia e dal piacere di potersi mettere il primo paio di orecchini. Per alcune questo momento arriva prima, per altre dopo e così è stato anche per Antonella che a 6 anni non era ancora pronta ma a 10 si. E dieci anni sono ancora una tenera età! Comunque secondo me è proprio quel misto di voglia e di timore che rende così eccitante e memorabile il momento dei primi buchi 😉

Un paio di cose voglio aggiungere: quel tipico “crunch-crunch” lo avete sentito tutte voi che vi siete fatte forare con l’ago perché l’intervento viene effettuato vicinissimo al canale uditivo per cui tutte le sensazioni sonore sono di un certo impatto, invece ci fora lo avverte “al tatto”. Per la mia sensazione penso che quel tipico rumore dell’ago che affonda trapassando i vari strati tissutali del lobo dovrebbe essere decisamente meno avvertibile con l’ago cannula. Alla prossima occasione sperimenterò anche la vaselina (copiando dalla prozia medico di Michela) che mi pare geniale più ancora per far scivolare dentro l’orecchino che nella fase di inserimento dell’ago.

Infine: non è che non voglio fare ad Antonella il buco nella cartilagine sulla parte alta dell’orecchio (detta propriamente “elice”). L’orecchino in quella posizione mi piace e ad Antonella sta bene (abbiamo provato con lo Swarovski incollato come suggerito da Annina) però non è vero che non ho molto da imparare da un piercer professionista (Gina, sei troppo buona 😉 ) perché io ho forato bene parecchi lobi, ma solo lobi. Non ho nessuna esperienza con le cartilagini e non voglio che Antonella faccia da “cavia”… rischiando un’infezione. Non ho mai avuto infezioni al lobo tra le “pazienti” che ho bucato ma va detto se si malauguratamente si infetta un lobo è abbastanza semplice da curare e non desta grandi preoccupazioni dal punto di vista medico. Invece il tessuto della cartilagine, oltre ad essere molto più doloroso da forare (a detta di tutti quelli che l’hanno provato), è assai più vulnerabile perché non vascolarizzato e meno protetto dal sistema immunitario. Se si dovesse infettare richiederebbe attenzioni particolari. E poi ritengo che le 6 settimane canoniche per la primissima guarigione di un lobo (il tempo dopo cui è possibile sostituire con tranquillità l’orecchino di foratura) siano troppo poche per la cartilagine ma dovrei approfondire meglio la faccenda per sapere come regolarmi. Non voglio fare esperimenti al buio su Antonella, tutto qui. Quando mi sentirò pronto, se Antonella ne avrà ancora voglia, le “regalerò” anche quel forellino all’elice alto e vi racconteremo com’è andata 😉

Un caro saluto, a presto!

P.S.
…e crepi il lupo (ovviamente mi riferisco al mio intervento ormai prossimo! 😉