Rispondi a: Buchi alle orecchie per orecchini: dove, come, quando

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Matteo
Amministratore del forum

Stefania, ceto che puoi essere sincera, anzi devi esserlo! 🙂
Ti dirò che anzi ho trovato interessantissimo ciò che hai scritto e ti ringrazio per il tuo contributo. Sei una ragazza non scontata, con le tue personalissime idee (anche un po’ ribelle, se mi avessi ascoltato evitando di farti forare i lobi per due volte assieme avresti sofferto molto meno! 🙂 ) e non influenzabile da mode, convenzioni e cliché: lo si era già capito ma ne hai dato una ulteriore dimostrazione e questo è molto bello.
Mi piace anche il modo tutto tuo che hai di intendere gli orecchini e, ne sono sicuro, ogni tuo modo di esprimerti. Anzi, credo di non sbagliare se affermo che il modo in cui hai scelto per tanto tempo di tenere i lobi integri e ad un certo punto di mettere gli orecchini (doppi, 2+2) riflette proprio il tuo modo di essere.
Vorrei però chiarire una cosa perché penso di non essermi spiegato bene: quando affermo che per me nel fascino degli orecchini c’è anche la tradizione ancestrale mi riferisco alla constatazione (per me sorprendente) che una cosa “strana” come indossare un gioiello che richiede di “adattare” una parte del corpo per poterlo mettere non è una bizzarria ma una costante con pochissime eccezioni nelle epoche storiche, tra diverse civiltà (anche mai entrate in contatto tra loro) e tra diversi ceti sociali. In questo forse sono influenzato dagli studi etnologici e antropologici della mia fidanzata Antonella (non ha fatto studi sugli orecchini di cui è solo appassionata ma dai suoi studi ha acquisito un metodo che porta a storicizzare ogni manifestazione sociale).
Sul detestare le cose che si fanno “perché si devono fare” forse a questo punto ti stupirò ma sono perfettamente d’accordo con te. Infatti, per stare dentro il nostro tema, penso non sia un caso se ad un certo punto del ‘900, per due-tre decenni nel dopoguerra il forarsi i lobi era caduto in disuso. Per forza: prima era un obbligo: donne che se li sono trovati imposti i buchi fin dalla prima infanzia hanno deciso di non farli più alle loro figlie (e hanno fatto bene) per lasciarle libere. E così pure nelle zone in cui era tradizione forare i lobi delle ragazzine col regalo dei primi orecchini d’oro in occasione della prima comunione o della cresima l’usanza (un ‘imposizione bella e buona) nel dopoguerra è fortunatamente caduta.
Ma poi guarda un po’ cosa è successo: dopo due-tre decenni in cui erano in voga gli orecchini a clip le ragazze (prima le più giovani poi anche le donne più mature) sono tornate a forarsi i lobi e non perché qualcuno glielo ha imposto ma perché loro stesse lo hanno SCELTO, sia perché indossare gli orecchini nel lobo forato è più pratico, sia per evidenti motivi estetici poiché gli orecchini da inserire nei buchi sono più belli ed eleganti, sono gli orecchini “veri” e non un surrogato come erano quelli con le clips.
Oggi per fortuna qualunque ragazza e donna è libera di scegliere se portare o no gli orecchini (una donna può essere altrettanto femminile anche senza buchi ai lobi, punterà su altri dettagli che si confanno maggiormente alla sua personalità) e non è obbligatorio avere i buchi così come non è imposto il numero di fori (un tempo era rigorosamente uno per lobo) né la loro collocazione (lobo, trago, elice, etc.), né se farli in numero e modo simmetrico o asimmetrico tra le due orecchie: è un fatto di SCELTA del tutto personale ed è bello così.
Ma anche se le motivazioni personali, come hai dimostrato anche tu Stefania, sono le più diverse immaginabili, il legame dell’oggetto orecchino con una tradizione che ce lo ha portato fino a noi esiste (e per me è affascinante) ma nulla ha a che vedere con obblighi o convenzioni.
Allo stesso modo è fuori di dubbio che la storia dell’orecchino maschile o femminile (e il modo in cui viene percepito) è differente ma io non ho nulla in contrario rispetto ai maschi che decidono di portare uno o più orecchini (alche fra i miei amici qualcuno li ha, e stanno bene se sono armonici con la personalità di chi li indossa) ma semplicemente io non mi ci vedo, non sentirei l’orecchino parte di me. Tutto qui.
Quanto al “rito di passaggio” è una cosa di cui mi sono reso conto forando i lobi a tante persone: quel momento ha qualcosa di speciale, è “iniziatico”: si crea un legame speciale fra la persona che esegue i fori e quella che si sottopone all’intervento (specialmente se c’è un legame affettivo o di amicizia): c’è un prima e c’è un dopo con l’emozione di vedersi per la prima volta allo specchio con la luce del viso accentuata da quei due piccoli orecchini. Anche per questo ogni volta che qualcuno me lo chiede sono felice di essere stato scelto per la forare le orecchie perché considero un privilegio partecipare a quel momento di emozione (a volte prima c’è un po’ di timore ma alla fine c’è sempre tanta gioia) che resta nella memoria.

Quel che è certo è che dietro gli orecchini si nascondono tante storie, scelte, emozioni e, come dicevi tu Stefania, “è sempre interessante parlarne, che si abbiano o non si abbiano, che si progettino o che si siano già fatti”.
Chiedo scusa se mi sono dilungato troppo ma la discussione che si è innescata era troppo interessante e desideravo chiarire il mio punto di vista.

Ciao e a presto 🙂